Leonardo Maccari
Sono ingegnere informatico, dottorando all'università di Firenze nel dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni. Per lavoro quindi mi occupo di tecnologie, in particolare di sicurezza delle reti, per interesse mi piace sconfinare negli aspetti sociali legati al copyright ed al software libero. Qui trovate qualche informazione in più, qui alcune presentazioni che ho fatto ultimamente.
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Il copydoc è un documentario radiofonico sul copyright che ho realizzato con il lilik, disponibile in creative commons BY-SA.

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Edison è stato il primo al mondo ad inventare uno strumento in grado di registrare e riprodurre suoni. La cosa singolare, come riporta un libretto che sto leggendo, è che essendo una persona molto pragmatica, Edison si impegnò subito a cercare dei modi per mettere a frutto la sua invenzione e tra questi non gli venne in mente di registrare della musica…
Per l’appunto la cosa è strana, si può pensare che all’epoca il fonografo fosse uno strumento così grezzo che non potesse competere con uno spettacolo dal vivo, ma Edison era sufficientemente pieno di sè e lungimirante da poter immaginare che in poco tempo quello strumento gracchiante avrebbe prodotto suoni più limpidi, quindi la spiegazione va cercata altrove.
Secondo l’autore del libro il punto è che in quel momento, la musica registrata semplicemente non aveva senso, non era concepita. Godere della musica significava partecipare ad un evento sociale, sia in un teatro che in casa propria (con un pianoforte). Non esisteva il concetto di musica in quanto registrazione da fruire separatemente dall’esecuzione, la musica era l’esecuzione.
Oggi, di questo contesto non è rimasto niente. Tanto che immaginare un mondo senza diritto d’autore, in cui le copie di musica registrata non producono valore ci sembra un’assurdità. In realtà, diminuire l’intensità della protezione del diritto d’autore significa riportare indietro il tempo ad un mondo in cui la registrazione ha, in se, meno valore e l’autore viene ricompensato per le cose che fa quando le fa, e non per tutta la vita dopo averle incise una volta. Forse quando immaginiamo un mondo con meno copyright dovremmo ricordarci che fino a non moltissimo tempo fa le cose erano già, nella sostanza, così.
Come avevo preannunciato in passato, è stata presentata la mozione di Sinistra Ecologia Libertà per l’adozione del software libero in Comune. Eros Cruccolini, il consigliere comunale del gruppo di SEL ha depositato la mozione, ed oggi ha fatto il primo passaggio nella commissione bilancio. La buona notizia è che la commissione ha approvato all’unanimità la mozione! Anche la minoranza ha votato a favore della mozione, il che mi fa molto piacere. Da una parte sono contento di aver trovato spazio dentro SEL per poter portare in consiglio questo tema, dall’altro ancora una volta si capisce come il software libero sia prima di tutto una questione di buon senso che ha appoggio trasversale.
Sono molto contento di questo primo passo, abbiamo fatto un lavoro molto importante nel gruppo cultura di SEL firenze. Le premesse infatti erano difficili, il comune di Firenze aveva già approvato una mozione simile nel lontano 2001 che era rimasta per la maggior parta inattuata. Per evitare di fare un ulteriore gesto più simbolico che pratico abbiamo fatto una bella ricerca tra tutte le le informazioni che potevamo raccogliere per dimostrare che il processo di migrazione al software libero può essere vantaggioso. Nella pratica, si è trattato di cercare di capire quanti soldi il Comune oggi spende per il solo software proprietario, attraverso mozioni e documenti interni, cercare esempi di altre migrazioni e parlare con i tecnici del comune per capire come la pensano.
Il risultato è la mozione che trovate qui, direttamente dal sito del gruppo. I temi ci sono tutti, sono ricordati tutti i passaggi precedenti e vengono citati i numeri che dovrebbero convincere il sindaco ad iniziare una vera migrazione prima che Microsoft venga a chiederci il saldo delle licenze che mancano all’appello. La cosa che mi ha fatto piacere della discussione di oggi è che una volta capito che si era tutti d’accordo l’attenzione si è spostata su come fare a portare avanti il lavoro nella pratica: è stato deciso di chiamare a relazionare il settore tecnico per verificare le modalità con cui portare avanti un lavoro del genere.
Il percorso quindi non è finito, la mozione deve passare in Consiglio Comunale e deve essere votata, chiaramente, se ha preso i voti di tutta la commissione bilancio mi aspetto che possa solo essere migliorata. Poi dovremo verificare che il Comune porti avanti le cose con un piano organico. Alcuni tentativi di migrazione infatti sono già stati fatti, ma più per iniziative personali che con un’organizzazione. Proprio questa organizzazione, motivata con i numeri, è la novità che abbiamo chiesto nella mozione e che è stata accolta dalla commissione.
Ma non basta! l’assessore Provinciale Renzo Crescioli è di SEL ed ha tra le sue deleghe anche quella alle reti informatiche! da qui il passo è breve per riuscire a presentare una mozione anaolga anche in Consiglio Provinciale. Ci stiamo già lavorando.
Prima di questa settimana non avevo mai avuto motivo di occuparmi del nostro ministro Giorgia Meloni se non per il mini-polverone (neanche un polverone serio) dovuto al sito della ministronza.
Ultimamente però, dalla penna del suo capo di gabinetto Luigi Bobbio sono state prodotte le parole migliori che abbia mai sentito sul tema di Internet da un politico italiano. Non uno qualsiasi, uno che ha una responsabilità importante nell’esecutivo si è permesso di dire cose come questa:
La “Pirateria Digitale Multimediale” è una semplificazione giornalistica riduttiva dei veri termini del problema: la rete succede a tutti i media del ventesimo secolo, TV compresa. Fenomeni di illegalità sulla rete sono marginali rispetto alla portata storica del processo e vanno comunque affrontati con gli strumenti giuridici esistenti per tutti gli ambiti della vita civile, aggiornando il diritto d’autore, non certo avventurandosi in leggi speciali e pericolose acrobazie costituzionali: investiamo piuttosto sulla capacità tecnico-istituzionale di presidiare, con le tante leggi già esistenti, l’intero processo evolutivo verso la nuova società italiana di cui i giovani sono i principali innovatori e come tali sono da tutelare e incoraggiare.
E poi:
L’industria nazionale dei contenuti deve uscire dalla logica dello status quo, investire sui talenti di internet e smettere di pensare agli aiuti statali quando i modelli di business vecchi non funzionano più. [...]
È venuto il momento di tornare ad investire per i giovani, la RAI deve velocemente spostarsi su internet, investire prevalentemente sulle tecnologie IP, rendere fruibili sulla rete le sue teche, ad esempio con licenze del tipo “creative-commons”, alla stregua delle emittenti pubbliche europee più evolute come la BBC.
Si può continuare ancora:
Il vero rischio in Italia è l’effetto di marginalizzazione del sistema paese digitale. Già oggi gli investimenti esteri nell’internet italiana e nell’industria nazionale informatica e dei media digitali sono a zero. La giurisdizione italiana su internet è limitata, e non esiste server di stato che possa essere schierato alla frontiera. Qualsiasi tentativo repressivo basato su leggi speciali per internet sopprimerebbe definitivamente l’asfittica industria italiana in cui operano prevalentemente le giovani generazioni, esponendo definitivamente il paese alle vere leggi che funzionano su internet: quelle dei “big media” esteri che hanno l’innovazione, le risorse finanziarie, umane, tecnologiche e il supporto dei rispettivi sistemi-paese.
Tutto il documento si può scaricare da qui ed è condivisibile al 99%. Il ministro, stando ad un paio di articoli che si trovano in giro sembra aver sottoscritto tutto quello che ha detto il suo capo di gabinetto. Bisogna ammettere che per una persona che fa politica a sinistra è un po’ imbarazzante sentire un senatore del PDL che ci supera su questo piano. Non tanto perchè non ci siano stati in passato politici di sinistra che si siano espressi in questa direzione, ma perchè un capo di gabinetto è uno che ha i mezzi per incidere sulle scelte di un governo. Al suo ministero dovremo dare il merito di aver fatto dei passi concreti in questa direzione, se ce ne saranno.
In un sano spirito di competizione costruttiva, mi auguro che qualcuno lo superi da sinistra dicendo delle cose (e trasformandole in azioni) ancora più determinate! Come dicevo in questi giorni, a Firenze ci stiamo provando.
Questo articolo esce insieme a punto-informatico!
Sospendiamo per una pagina il giudizio sulla privacy, la censura e il resto dei punti oscuri di bigG. Pensiamo al ruolo che Google oggi possiede in relazione a media e cultura. Mi riferisco in particolare a tre situazioni molto simili tra loro. La prima è l’accordo con cui la RAI ha aperto un canale su Youtube per diffondere materiale prodotto con il nostro canone. L’inizio non era dei migliori, la RAI intima a Youtube di rimuovere video coperti da copyright. La conclusione è stata un accordo perchè il servizio pubblico aprisse un canale su youtube, ad oggi tra i più visti. La seconda è la faccenda di Google Books e l’associazione degli editori americani. Anche in questo caso le cose iniziano male, Google viene denunciata per aver riprodotto qualche milione di volumi senza permesso, anche in questo caso il finale è diverso: Google paga una penale, ma trova un accordo sulla distribuzione dei libri. Infine, quello che è successo con i siti di giornalismo: qui il caso è ancora in divenire ma si delinea una conclusione simile, con Google che promuove nuove forme di accesso con micropagamenti. Il leit motif che lega questi casi è che le attuali leggi che regolano il diritto d’autore sono così sproporzionate nel dare potere agli editori che rappresentano un freno per qualsiasi attività correlata. Continue reading Google books, l’editoria e la pirateria
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