Ho letto il post sul blog di Marco Scialdone, in cui prendendo spunto da un articolo di Luca Schiavoni su PI Marco dà la sua visione del fenomeno del P2P e del file-sharing di materiale coperto da copyright. Mentre Schiavoni parlava di un’etica della condivisione la sua visione è abbastanza cruda:
“Pur rimanendo affascinato da una simile tesi, non ritengo che essa colga le reali motivazioni dell’utente medio di programmi di file-sharing. Queste, a mio avviso, andrebbero rintracciate in qualcosa di assai meno nobile: l’ingordigia.”
Se si vedono le cose da un punto di vista del diritto, è chiaramente indifendibile scaricare e condividere materiale di cui non si ha il copyright, ma forse è una semplificazione. Prendiamo un contesto diverso: a Firenze il nuovo regolamento della polizia municipale, in via di approvazione, include il divieto dei seguenti comportamenti:
sedere o sdraiarsi sul suolo pubblico, sui gradini dei monumenti e dei luoghi destinati al culto o alla memoria dei defunti, sulla soglia degli edifici.
eseguire giuochi di qualsiasi genere, al di fuori degli spazi appositamente preposti
fare uso di bastoni o giochi e simili che rechino potenziale pericolo o fastidio alle persone, nonchè azionare o lanciare in moto rotatorio ruote, copertoni, cerchioni, dischi e altri simili oggetti
Secondo questo nuovo regolamento, i fiorentini non possono sedersi sui gradini di una piazza e i ragazzini non possono fare le loro partitelle a calcio. Che c’entra con il P2P? no, non c’entra niente che arriva dagli stessi amministratori che hanno denunciato wikipedia, c’entra perchè a mio modo di vedere, non sempre vale l’assioma legale=bene e quindi, soprattutto, illegale=male.
E’ vero che c’e’ una certa bulimia da P2P, in cui alla fine si scarica tutto solo perchè è presente, ma è anche vero che c’è un gioco, una tolleranza che è funzionale alla sopravvivenza stessa della società, che altrimenti diventerebbe troppo repressiva. Tanto più la società è diseguale e ingiusta tanto più questa tolleranza si allarga, o perlomeno le persone percepiscono il divario tra quello che loro ritengono giusto e quello che dice la legge.
Nello specifico, il sistema di tutele del diritto d’autore è tutto sbilanciato verso le elite di produttori e completamente incurante dei diritti dei consumatori e questa è una delle ragioni (insieme ad esempio alla oggettiva difficoltà di essere puniti) percui che la gente non percepisce nessuna colpa nel condividere materiale protetto su reti P2P. Non credo che il motore che spinge queste persone sia una sorta di fratellanza nella condivisione ma in modo più pragmatico penso che quando si sottraggono dei diritti cercando di non dare nell’occhio, la società attiva quegli anticorpi che la mantengono in un equilibrio democratico.
Per concludere, invece di partire dall’assioma illegale=male (che si applica alla maggior parte dei contesti, ma non perforza a tutti) e derivare un’anima ingorda in chi scarica musica protetta, io vedo un contesto sociale oppressivo sui temi del diritto d’autore ed una resistenza spontanea da parte di chi non vi si riconosce, non capisce perchè un CD debba costare 25 euro, un concerto 50 e un’ADSL 30 al mese. Ognuno poi ha le sue motivazioni personali nello scaricare un file o un altro, ma se esiste una massa di persone che condividono milioni di file penso che sia per lo stesso motivo percui sembra assurdo il regolamento della polizia municipale: i fiorentini si sentono schiacciati da un centro storico che è ad uso e consumo unico del turista e per questo motivo deve rimanere perfetto, quindi, ordinanza o meno continueranno a ritenere normale sedersi a bere una birra sui gradini di Santa Croce.




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