Facendo presentazioni in giro su copyright, copyleft e pirateria si arriva sempre alla domanda “se il mercato crolla, che fine fanno gli artisti?”. Spesso questa domanda parte dal presupposto che se la pirateria non viene fermata le case discografiche smetteranno di pagare gli artisti e gli artisti moriranno di fame. In generale si tratta di capire se il mercato così come è serve a qualcosa anche agli artisti o no.
A queste domande tendo a rispondere che le Major non vivono di artisti, ma di blockbuster, ovvero di fenomeni che vendono milioni di copie (di qualsiasi cosa si tratti). Se il mercato si spenge, chi ci rimette di più sono le Major e qualche decina di artisti che se fossero nati vent’anni prima oggi sarebbero miliardari. Purtroppo però come ci insegnano all’esame di statistica, per fare una media decente bisogna togliere gli outlayer, ovvero i valori che sono all’estremo basso e all’estremo alto. Quindi la media delle retribuzioni degli artisti quale è?
Alcuni dati in rete si trovano, ad esempio, questa ricerca del 2004 sui giovani artisti audiovisivi dice che su un campione di 250 artisti il reddito medio è di circa 13000 euro, solo che i due terzi degli intervistati fa un secondo lavoro, la maggior parte dei quali non attinenti all’arte. La conclusione abbastanza sconsolata è che
L’artista, in Italia è “contemporaneo” perchè fa l’artista e, contemporaneamente, deve trovarsi un’altra attività per vivere
Un’altra ricerca del 2005, questa volta americana ci dice che gli artisti negli Stati Uniti sono per la maggior parte dei professionisti (nel senso che non sono dipendenti) ma che guadagnano mediamente 6000 dollari meno di altri lavoratori con lo stesso livello di educazione.
Ancora altri dati: la CIDIM in questa ricerca ci informa che nel lontano 1992:
appaiono preoccupanti i dati relativi alla retribuzione annua pro capite, che va dai 6,7 milioni dei ballerini e il 10,6 dei concertisti e orchestrali, ai 12,4 dei coristi
si parla di lire del 1992, ovviamente.
Infine, da li sono arrivato ai dati ENPALS (Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport Professionistico ) che pubblica statistiche sul suo sito. Le ricerche dell’ENPALS sono molto complete quindi per non affogare in un mare di numeri, esiste un bel resoconto dei trend qualitativi degli ultimi anni. Lascio parlare lo studio stesso:
Il contribuente medio risulta di giovane età (36 anni), è occupato annualmente per 96 giornate – ognuna delle quali viene retribuita con 114 Euro – e percepisce annualmente poco meno di 10.150 Euro..
E’ opportuno osservare, al riguardo, come gran parte di tutta popolazione osservata rimanga al di sotto dei parametri occupazionali e retributivi “vitali”, vale a dire di quelle condizioni che permettono il sostentamento con la sola attività di spettacolo. Infatti, la metà dei contribuenti lavora annualmente meno di 32 giornate con retribuzioni giornaliere al di sotto dei 62 Euro, per retribuzioni annue che non arrivano a 2.000 Euro.
Per quel che riguarda il solo settore musicale:
L’età media degli addetti al settore si mantiene sui 37 anni, le giornate medie risultano pari a 53, ognuna delle quali retribuita mediamente con 123 Euro. Le retribuzioni medie annue si attestano intorno ai 6.900 Euro. La variabilità in seno alle singole distribuzioni risulta consistente per le variabili retributive.
Più del 75% degli assicurati del settore rimane al di sotto dei parametri “vitali”, lavorando meno di 50 giornate nell’anno, con retribuzione giornaliera inferiore ai 101 Euro e con retribuzione annua limitata superiormente all’importo di 3.770 Euro.
Di fronte a questi numeri drammatici è evidente che oggi, ma anche negli anni precedenti e non solo in Italia la realtà dei lavoratori della musica è difficile. Guadagnano poco, dichiarano probabilmente meno perche’ una buona parte sono costretti a riceverla a nero, sono precari e devono svolgere un altro lavoro.
Quindi, tornando alla domanda iniziale la risposta che mi sembra migliore è che già oggi i musicisti fanno la fame, sono costretti a fare altri lavori e non hanno stabilità. Se eliminassimo il copyright probabilmente, quell’1% degli artisti che guadagnano sul copyright starebbero peggio. Ma la media degli altri che viene pagata per spettacoli, concerti e prestazioni non sentirebbe alcuna differenza.




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Grazie, un post utile … di per se nulla di nuovo, ma tanti dati tutti insieme son difficili da avere senza ravanare.