Ho finito di leggere il libro di Lovink “Internet non è il paradiso” e mi ha lasciato un doppio senso di sincerità e di parzialità. Se da un lato porta alla luce una visione un pò più critica della rete e delle sue dinamiche, dall’altro lo fa basandosi su esperienze molto personali e poco oggettivizzabili. Ho scritto una pagina di commento che potete trovare qui.
Approfitto per riprendere un thread di frontiere digitali (lista di discussione che ricade spesso in alcune logiche dispersive ed inefficaci che descrive Lovink) in cui si era parlato dell’appartenenza o meno del software libero ad una cultura di sinistra. Arturo Di Corinto aveva risposto così:
…Il software libero è di sinistra perchè presuppone una mentalità libertaria e la valorizzazione della collaborazione, della cooperazione e dell’importanza del collettivo rispetto al singolo. Il software libero tuttavia non vincerà mai perchè presuppone il superamento della società capitalista…(Loovink, 2005 Oekonux, 2003)
Sinceramente, avendo letto Lovink, non ritengo che sia una fonte che giustifichi tutta questa determinazione nell’attribuire il SL ad un background di sinistra. Lovink racconta le opinioni di Oekonux che, nella pratica non arrivano a nessuna conclusione se non quelle riassunte dai gestori della lista. E’ una lista che parte da persone di formazione marxista, in cui non si affronta il problema della retribuzione dando per scontato che tutti abbiano un reddito e che, in più, producano software libero. Concludere che una società basata su forme di cooperazione ispirate alle licenze GPL è possibile se superiamo il modello di sviluppo capitalista, mi pare già un mezzo fallimento da parte degli animatori della lista, perchè non penso che aggiunga molto alla determinazione di una natura politica del SL. Facendo cadere le premesse di attualità (ovvero presupporre che la società superi il suo attuale stato) secondo me si privano le conclusioni di efficacia.
D’altra parte, Lovink non è un buon consigliere per farci guidare in questo giudizio, è un feroce critico del liberismo (almeno nella sua forma capitalista applicata alla rete) e secondo me ha una visione parziale di alcuni fenomeni, ad esempio, il SL per quanto produca condivisione è anche guidato da logiche lideristiche ed individualistiche, che molto spesso portano all’abbandono di progetti non commerciali nel momento in cui gli autori iniziali si stancano. Al contrario, progetti che si affacciano ad un contesto di mercato riescono a trovare spazio e sostentamento attraverso dei modelli misti libero/proprietario o di consulenze e serivizi (pagati a prezzi di mercato). Così come Oeknux non affronta il problema di dare da mangiare ai programmatori Lovink pur affrontandolo non risolve lo stesso problema per gli artisi. Per entrambe le categorie, alla fine, funziona il mercato come premessa, se sbagliamo (o eliminiamo) la premessa, possiamo dimostrare qualsiasi cosa.
Con questo non voglio dire che determinare il sesso del SL (di destra o di sinistra) non sia questione interessante, forse però è un tema non proprio scontato e che potrebbe essere di difficile soluzione, parrebbe essere uno di quei punti che danno coraggio a chi sostiene che oggi destra e sinistra non hanno più senso. Per me hanno ancora senso, ma siccome la destra si appropria di tutto quello che conviene e la sinistra in questo paese è rimasta indietro su molti temi è importante che le persone oggi contribuiscano a ridarglielo riappropriandosi della politica.




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Ciao Leonardo,
quando ero ancora iscritto in lista FD credo ebbi modo di dire che quella del Software Libero come una cosa “de sinistra” mi suonava come un’assoluta sciocchezza.
I valori che esprime e che Arturo Di Corinto richiamava, ad esempio, potrebbero benissimo sposarsi con la visione del mondo della destra comunitaria e sociale.
Pensa che da liberale e liberista vedo nel software libero un grande strumento di trionfo del mercato rispetto dei piccoli rispetto ai grandi monopolisti!
Insomma, nel software libero ci si vede e trova quello che si vuole vedere e trovare, politicamente parlando.
IMHO
E te pensa, che da persona di sinistra, sarei anche molto contento nel trovare un modo per metterci la bandiera sopra
Invece, ancora non mi riesce di trovare una tesi che mi convinca a riguardo e Lovink non fa eccezione. Però questo non si deve confondere con la vulgata che “non esistono più destra e sinistra”, secondo me la destra esiste eccome e la sinistra sta provando a ricostruirsi. Forse nel contesto della rete in cui la trasparenza è più facile da ottenere, è anche più difficile nascondere i difetti delle proprie ideologie di origine e siamo portati a riprenderne i valori più teorici, che, per qualche strano motivo hanno alcuni punti in comune.