Leonardo Maccari

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Sono ingegnere informatico, dottore di ricerca all'università di Firenze nel dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni. Per lavoro quindi mi occupo di tecnologie, in particolare di sicurezza delle reti, per interesse mi piace sconfinare negli aspetti sociali legati al copyright ed al software libero. Qui trovate qualche informazione in più, qui alcune presentazioni che ho fatto ultimamente.

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Il mercato dei media

I media in Italia

Ho sempre avuto la percezione che il mercato dei media in Italia, e anche all’estero sia in mano a pochi attori, che preferiscono non farsi troppa concorrenza e gestiscono la produzione come un oligopolio. Ultimamente ho avuto il tempo di cercare dei dati di vendita di dischi, di incasso di cinema e di altri settori del mondo della produzione culturale italiana. In questa pagina ho deciso di riassumere le impressioni che mi sono fatto, riportando elaborazioni di dati disponibili in rete.

Non essendo un esperto del settore potrei aver preso qualche abbaglio, quindi invito chiunque se ne accorga a farmelo notare. E’ anche vero che quello che ho fatto è molto semplice, prendere le statistiche già redatte da altri e mettere in luce che in ognuno di questi settori, il mercato è in mano a pochi gruppi.

Il mercato della musica.

La Fimi, la Federazione Industria Musicale Italiana pubblica ogni settimana sul proprio sito le classifiche di vendita dei CD per la settimana passata. E’ interessante notare che al contrario di altri paesi (gli USA con billborad, per esempio) non esistono riscontri numerici sulle vendite, ma solo una classifica. Non sappiamo quanti dischi hanno venduto gli artisti in classifica. I dati a cui faccio riferimento sono i dati delle vendite della seconda settimana di dicembre e per il periodo 3-9/12 per i negozi specializzati, raccolti da Nielsen Soundscan, la divisione musicale dell’azienda specializzata in ricerche di mercato.

Quel che emerge è interessante, chi distribuisce in Italia i primi 100 CD venduti sono essenzialmente 4 imprese:

  • 13 EMI
  • 24 WMI, Warner Music Italy
  • 25 Universal Music
  • 36 Sony BMG
  • Purtroppo la mancanza dei dati di vendita non ci permette di avere una rappresentazione di come è formato il mercato. Oltre a questo, per un non addetto ai lavori non è facile intuire se anche nell’ambito della produzione e non solo della distribuzione la situazione è la stessa, visto che le varie etichette probabilmente, anche se con nomi diversi sono sotto il controllo di gruppi più grandi. Quello che appare chiaro è che chi porta i CD sui banconi dei nostri negozi sono solo 4 etichette, le stesse etichette che dominano il mercato mondiale.I risultati nelle altre settimane non sono molto diversi e la settimane sotto natale rappresentano il momento in cui il mercato dei CD è piu’ attivo.

    Il Cinema in Italia

    L’ANICA, l’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali ogni anno pubblica un rapporto molto dettagliato sulla produzione di film e sugli incassi dei botteghini in Italia. I dati a cui faccio riferimento sono di tutto l’anno 2006, paragonati al 2005. Le produzioni interamente italiane sono 90, e le coproduzioni con l’estero 26. In totale 18 in piu’ del 2005. Lo stato ha investito 47 milioni di euro (M€) per il cinema, 26 in meno del 2005. Sia gli incassi, sia le presenze nei cinema sono aumentate nel 2006 (un totale di circa 546M€, e 94M di spettatori, +1.8% e +1.7%). Lo stesso vale per i film italiani (135M€, 23M di spettatori, +2.09%, +2.45%). Sembra quindi che nel 2006 il cinema in Italia, nonostante il calo di finanziamenti statali sia in crescita.

    La situazione delle società di distribuzione invece è simile a quella della musica: In Italia arrivano nei botteghini 960 film, le prime 20 società di distribuzione prendono il 99.39% degli incassi e distribuiscono 803 pellicole. Questo vuol dire che 157 film (il 16% del totale) si deve dividere lo 0.6% degli incassi. Le prime società per incassi sono distribuite come segue:

  • La prima ha il 13%
  • le prime due il 26%
  • le prime 4 il 50%
  • le prime 7 il 76%
  • le prime 10 il 92%
  • Ancora, poche società di distribuzione controllano la maggioranza degli incassi e decidono quindi quali prodotti arrivano nelle sale cinematografiche. I primi in classifica sono la UIP United Int. Pictures, Medusa, Buena Vista, 20th Century Fox, 01 Distribution, Sony, FilmAuro, Warner Bros ecc..

    Televisione

    Non è una grande novità il fatto che la televisione italiana sia in mano a poche emittenti. I dati che è possibile raccogliere dal sito dell’auditel non fanno altro che confermarlo. Vengono riportati i dati di share (la percentuale di telespettatori che guardano un determinato canale sul totale di tutti i telespettatori ad un dato istante) su tutte le reti a diffusione nazionale per il 2006.

  • RAI 44.16%
  • Mediaset 40.6%
  • La7 2,29%
  • Odeon 0.19%
  • Canale Italia 0.09%
  • 7Gold 0.55%
  • Altre satellite 6.65%
  • Altre terrestre 5.28%
  • Editoria

    Anche in questo settore non ci sono dati sulle vendite, ma solo sulla tiratura dei titoli commerciati, che danno un’indicazione sulla diffusione del libro e conseguentemente su quanto è facile trovarlo sugli scaffali dei negozi (ricerche Istat). Oltre ai dati istat, ci sono le classifiche di vendita, realizzate da arianna.org che vengono ripresi anche da Eurisko per le classifiche di Repubblica, anche in questo caso, come per la musica non ci sono dati di vendita, solo classifiche.

    I dati Istat che ho trovato si riferiscono al triennio 2002-2004 e vengono divisi anche per la dimensione delle case di distribuzione, le grandi case con più di 50 titoli all’anno vengono raggruppate tutte insieme. Probabilmente all’interno di questa categoria ne esistono un numero ristretto che pubblica molti piu’ di 50 titoli, ma i dati non permettono di cogliere questa distinzione. Quello che emerge e’ che le case che pubblicano piu’ di 50 titoli sono il 10% degli editori attivi (circa 180 case). Questo gruppo di editori pubblicano l’86% della tiratura italiana (circa 242 milioni di copie). Su circa 52.000 titoli usciti nel 2004, il 71% viene dai grandi editori. Nei due settori di giallo e romanzo/racconto, che insieme rappresentano il 37% della tiratura i grandi editori producono il 96% e il 99% della tiratura.

    Le classifiche di vendita ci aiutano a capire meglio la situazione, nella settimana 10/16 dicembre 2007 dei 35 titoli più venduti:

  • 14 titoli sono distribuiti da Mondadori (5 nei primi 10)
  • 4 da Feltrinelli Il resto dei 17 titoli sono divisi tra ben 12 case.Anche se in questo settore i dati sono meno chiari (ci vorrebbe una divisione con una grana piu’ fine) è chiaro che il mercato è in mano ad una minoranza degli editori, e che le classifiche (anche quelle delle settimane precedenti) sono dominate da pochi nomi (Mondadori sempre presente con almeno 4 o 5 titoli tra i primi 10, Feltrinelli, Bompiani, Piemme, Einaudi, Rizzoli ecc..).

    Radio

    Audiradio è una società che raccoglie e pubblica indagini di mercato sugli ascolti radiofonici. Secondo i dati pubblicati ogni giorno nel 2006 la radio ha circa 38 milioni di ascoltatori, i dati vengono divisi per radio nazionali e radio locali. Anche le 18 radio nazionali non sono presenti in tutte le regioni (solo 3) ma ne coprono mediamente una quindicina. Per le radio nazionali vale quanto segue:

  • Le prime 5 emittenti occupano il 55% degli ascolti
  • Le prime 10 circa l’81%E’ interessante vedere cosa succede alle radio locali, di cui vengono riportate ben 207 emittenti. Le radio piu’ piccole hanno copertura di una sola regione, le piu’ grandi (poche rispetto alle altre) arrivano a coprire 5/6 regioni. Non è corretto paragonarle alle reti nazionali, il loro impatto sulla gente è molto piu’ limitato, specialmente in certe regioni in cui ne esistono molto poche. In ogni caso la somma degli ascoltatori delle radio locali è 23 milioni, ma questo valore andrebbe diviso per regione, visto che un ascoltatore del molise non puo’ ascoltare le stesse stazioni di un veneto e per abitanti delle regioni, in modo da capire quanto influiscano mediamente a livello nazionale. Per non addentrarsi in calcoli troppo complessi, e fare la fine delle statistiche di Trilussa (parafrasando il poeta, se io mangio due polli e te ne mangi uno, abbiamo mangiato in media un pollo ciascuno, ma te muori di fame…) ho preso due regioni popolore (Lombardia e Lazio) ed ho fatto i calcoli per quelle regioni.

    In Lombardia ogni giorno ci sono 6.3M di ascoltatori, che possono ascoltare piu’ di una radio al giorno (suppongo che per questo la somma viene piu’ del totale, anche se andrebbe chiesto ad Audiradio). Le radio nazionali hanno 8,9M di ascoltatori, quelle locali 3M e sono 27. Quindi su un totale di 45 emittenti radiofoniche in Lombardia, le prime 7 raccolgono il 51% degli ascoltatori e le prime 15 il 76%.

    Non molto diversa la situazione del Lazio in cui su 41 emittenti presenti le prime 7 raccolgono il 51% degli ascoltatori e le prime 15 il 74%.

    La situazione delle radio sembra un pò meno drammatica degli altri settori, anche se le prime cinque emittenti raccolgono il 50% degli ascolti, che è comunque una grossa disparità a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale.

    Giornali

    Le statistiche di vendita dei giornali sono qualcosa di misterioso. La Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) pubblica ogni anno delle relazioni molto dettagliate sulle vendite totali dei quotidiani in edicola, ma senza raggrupparli per giornale. Alcuni quotidiani pubblicano periodicamente una classifica di vendita delle singole testate, ma non si capisce da dove arrivino questi dati. Il riferimento migliore che ho trovato in rete viene dal sito dell’Espresso in cui si riporta il confronto tra le vendite in edicola di ottobre 2006/2007 (suppongo che siano esclusi i quotidiani sportivi). Visto che i dati della FIEG si riferiscono al 2006, vediamo che nell’ottobre del 2006 sono stati venduti circa 4.2M di copie al giorno, di queste:

  • Le prime tre testate (Corriere, Repubblica il Il Sole) occupano il 39% delle vendite
  • Le prime 5 (+La Stampa, Il messaggero) il 51%
  • Un buon 12% e’ costituito da giornali locali (La Nazione, Il Tirreno, La Sicilia ecc..) e quindi andrebbero scorporati dal totale nazionale, facendo lo stesso lavoro che ho fatto per le radio. Anche se i dati sono meno chiari (invito chiunque a farmi sapere quali sono le fonti migliori per reperire dati piu’ completi), anche qui c’e’ poco da ridere, se prendete una persona a caso con un giornale in mano, avete almeno il 40% delle possibilità che sia il Corriere, La Repubblica o Il Sole.

    Chi sono gli editori?

    Infine, dopo aver rimesso insieme tutti i numeri mi è venuto il dubbio, ma chi sono gli Editori in Italia? Chi è che vende libri, giornali, trasmette in televisione e in radio? Dopo aver visto che ogni settore è dominato da un gruppo di meno 5/10 aziende, che succederebbe se un unico proprietario ne possedesse diverse in settori distinti?

    Per fare un’analisi del genere ci vuole molta piu’ esperienza e molti piu’ dati di quanti io non possa avere, visto che non è proprio facile capire chi controlla cosa sistemi di scatole cinesi piuttosto contorti. Solo con le informazioni reperibili dai siti delle aziende stesse però già si possono trarre diverse informazioni. Ci sono:

  • le multinazionali, come la Sony o la Warner, che occupano le primissime posizioni nel mercato della musica e del cinema.
  • La RAI, che possiede il canale televisivo e radiofonico più seguiti.
  • Fininvest: che controlla Mediaset (diverse reti televisive), Medusa Film (seconda per incassi), Mondadori (prima per incassi) inoltre Mondadori controlla Radio 101, ed altre imprese non direttamente presenti nei settori citati ma strettamente collegate (Endemol, che produce format per mezza europa e Tutto il comparto di pubblicità che investe in tutti i settori)
  • RCS: che controlla il Corriere, Rizzoli editore, Radio 105 e Radio Montecarlo
  • Gruppo Espresso: controlla Repubblica, l’Espresso, Il Tirreno ed altri giornali sotto le 100K copie, Radio deeJay, Radio Capital, m2o, e la rete televisiva All Music.
  • Telecom, che controlla oltre al reparto di telecomunicazioni ance La7, MTV Italia ed APCOM (Agenzia di stampa).

    Conclusioni

    Insomma, prima avevo il forte dubbio che il mercato dei media in Italia fosse in mano a pochi attori, che controllano le informazioni di cui noi entriamo in possesso. Adesso ne sono sicuro.

    Ogni settore è in mano a pochi nomi, quando va bene 5 editori si spartiscono il 50% del mercato, quando va male, in 2 si spartiscono l’84%. Esistono grandi gruppi che controllano televisioni, radio, giornali e case editrici, e che quindi possono tentare di controllare tutte le informazioni che gli utenti ricevono. Inoltre si verifica quella situazione che Rifkin descrive nel suo libro, cioè che in settori diversi gli stessi operatori hanno posizioni diverse. Fininvest è uno dei dominatori del settore televisivo, ma è piu’ debole in quello radiofonico, le parti sono invertite con il gruppo Espresso, che possiede radio DeeJay (seconda radio più ascoltata d’italia) ma è in fondo alla classifica della TV con All Music. Una situazione del genere disincentiva la competizione, perchè ogni mossa in un settore in cui si è dominante la si paga in un altro settore in cui si è meno forti. Inoltre, perchè aziende che sono parthner commerciali in un settore dovrebbeor farsi concorrenza in un altro?

    In definitiva, l’impressione era giustificata ed è vero che in Italia la produzione culturale di cui usufruiamo è in mano a pochi gruppi che decidono cosa è più facile trovare sul mercato e condizionano i nostri gusti.

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