I media in Italia
Ho sempre avuto la percezione che il mercato dei media in Italia, e anche all’estero sia in mano a pochi attori, che preferiscono non farsi troppa concorrenza e gestiscono la produzione come un oligopolio. Ultimamente ho avuto il tempo di cercare dei dati di vendita di dischi, di incasso di cinema e di altri settori del mondo della produzione culturale italiana. In questa pagina ho deciso di riassumere le impressioni che mi sono fatto, riportando elaborazioni di dati disponibili in rete.
Non essendo un esperto del settore potrei aver preso qualche abbaglio, quindi invito chiunque se ne accorga a farmelo notare. E’ anche vero che quello che ho fatto è molto semplice, prendere le statistiche già redatte da altri e mettere in luce che in ognuno di questi settori, il mercato è in mano a pochi gruppi.
Il mercato della musica.
La Fimi, la Federazione Industria Musicale Italiana pubblica ogni settimana sul proprio sito le classifiche di vendita dei CD per la settimana passata. E’ interessante notare che al contrario di altri paesi (gli USA con billborad, per esempio) non esistono riscontri numerici sulle vendite, ma solo una classifica. Non sappiamo quanti dischi hanno venduto gli artisti in classifica. I dati a cui faccio riferimento sono i dati delle vendite della seconda settimana di dicembre e per il periodo 3-9/12 per i negozi specializzati, raccolti da Nielsen Soundscan, la divisione musicale dell’azienda specializzata in ricerche di mercato.
Quel che emerge è interessante, chi distribuisce in Italia i primi 100 CD venduti sono essenzialmente 4 imprese:
Purtroppo la mancanza dei dati di vendita non ci permette di avere una rappresentazione di come è formato il mercato. Oltre a questo, per un non addetto ai lavori non è facile intuire se anche nell’ambito della produzione e non solo della distribuzione la situazione è la stessa, visto che le varie etichette probabilmente, anche se con nomi diversi sono sotto il controllo di gruppi più grandi. Quello che appare chiaro è che chi porta i CD sui banconi dei nostri negozi sono solo 4 etichette, le stesse etichette che dominano il mercato mondiale.I risultati nelle altre settimane non sono molto diversi e la settimane sotto natale rappresentano il momento in cui il mercato dei CD è piu’ attivo.
Il Cinema in Italia
L’ANICA, l’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali ogni anno pubblica un rapporto molto dettagliato sulla produzione di film e sugli incassi dei botteghini in Italia. I dati a cui faccio riferimento sono di tutto l’anno 2006, paragonati al 2005. Le produzioni interamente italiane sono 90, e le coproduzioni con l’estero 26. In totale 18 in piu’ del 2005. Lo stato ha investito 47 milioni di euro (M€) per il cinema, 26 in meno del 2005. Sia gli incassi, sia le presenze nei cinema sono aumentate nel 2006 (un totale di circa 546M€, e 94M di spettatori, +1.8% e +1.7%). Lo stesso vale per i film italiani (135M€, 23M di spettatori, +2.09%, +2.45%). Sembra quindi che nel 2006 il cinema in Italia, nonostante il calo di finanziamenti statali sia in crescita.
La situazione delle società di distribuzione invece è simile a quella della musica: In Italia arrivano nei botteghini 960 film, le prime 20 società di distribuzione prendono il 99.39% degli incassi e distribuiscono 803 pellicole. Questo vuol dire che 157 film (il 16% del totale) si deve dividere lo 0.6% degli incassi. Le prime società per incassi sono distribuite come segue:
Ancora, poche società di distribuzione controllano la maggioranza degli incassi e decidono quindi quali prodotti arrivano nelle sale cinematografiche. I primi in classifica sono la UIP United Int. Pictures, Medusa, Buena Vista, 20th Century Fox, 01 Distribution, Sony, FilmAuro, Warner Bros ecc..
Televisione
Non è una grande novità il fatto che la televisione italiana sia in mano a poche emittenti. I dati che è possibile raccogliere dal sito dell’auditel non fanno altro che confermarlo. Vengono riportati i dati di share (la percentuale di telespettatori che guardano un determinato canale sul totale di tutti i telespettatori ad un dato istante) su tutte le reti a diffusione nazionale per il 2006.
Editoria
Anche in questo settore non ci sono dati sulle vendite, ma solo sulla tiratura dei titoli commerciati, che danno un’indicazione sulla diffusione del libro e conseguentemente su quanto è facile trovarlo sugli scaffali dei negozi (ricerche Istat). Oltre ai dati istat, ci sono le classifiche di vendita, realizzate da arianna.org che vengono ripresi anche da Eurisko per le classifiche di Repubblica, anche in questo caso, come per la musica non ci sono dati di vendita, solo classifiche.
I dati Istat che ho trovato si riferiscono al triennio 2002-2004 e vengono divisi anche per la dimensione delle case di distribuzione, le grandi case con più di 50 titoli all’anno vengono raggruppate tutte insieme. Probabilmente all’interno di questa categoria ne esistono un numero ristretto che pubblica molti piu’ di 50 titoli, ma i dati non permettono di cogliere questa distinzione. Quello che emerge e’ che le case che pubblicano piu’ di 50 titoli sono il 10% degli editori attivi (circa 180 case). Questo gruppo di editori pubblicano l’86% della tiratura italiana (circa 242 milioni di copie). Su circa 52.000 titoli usciti nel 2004, il 71% viene dai grandi editori. Nei due settori di giallo e romanzo/racconto, che insieme rappresentano il 37% della tiratura i grandi editori producono il 96% e il 99% della tiratura.
Le classifiche di vendita ci aiutano a capire meglio la situazione, nella settimana 10/16 dicembre 2007 dei 35 titoli più venduti:
Radio
Audiradio è una società che raccoglie e pubblica indagini di mercato sugli ascolti radiofonici. Secondo i dati pubblicati ogni giorno nel 2006 la radio ha circa 38 milioni di ascoltatori, i dati vengono divisi per radio nazionali e radio locali. Anche le 18 radio nazionali non sono presenti in tutte le regioni (solo 3) ma ne coprono mediamente una quindicina. Per le radio nazionali vale quanto segue:
In Lombardia ogni giorno ci sono 6.3M di ascoltatori, che possono ascoltare piu’ di una radio al giorno (suppongo che per questo la somma viene piu’ del totale, anche se andrebbe chiesto ad Audiradio). Le radio nazionali hanno 8,9M di ascoltatori, quelle locali 3M e sono 27. Quindi su un totale di 45 emittenti radiofoniche in Lombardia, le prime 7 raccolgono il 51% degli ascoltatori e le prime 15 il 76%.
Non molto diversa la situazione del Lazio in cui su 41 emittenti presenti le prime 7 raccolgono il 51% degli ascoltatori e le prime 15 il 74%.
La situazione delle radio sembra un pò meno drammatica degli altri settori, anche se le prime cinque emittenti raccolgono il 50% degli ascolti, che è comunque una grossa disparità a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale.
Giornali
Le statistiche di vendita dei giornali sono qualcosa di misterioso. La Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) pubblica ogni anno delle relazioni molto dettagliate sulle vendite totali dei quotidiani in edicola, ma senza raggrupparli per giornale. Alcuni quotidiani pubblicano periodicamente una classifica di vendita delle singole testate, ma non si capisce da dove arrivino questi dati. Il riferimento migliore che ho trovato in rete viene dal sito dell’Espresso in cui si riporta il confronto tra le vendite in edicola di ottobre 2006/2007 (suppongo che siano esclusi i quotidiani sportivi). Visto che i dati della FIEG si riferiscono al 2006, vediamo che nell’ottobre del 2006 sono stati venduti circa 4.2M di copie al giorno, di queste:
Chi sono gli editori?
Infine, dopo aver rimesso insieme tutti i numeri mi è venuto il dubbio, ma chi sono gli Editori in Italia? Chi è che vende libri, giornali, trasmette in televisione e in radio? Dopo aver visto che ogni settore è dominato da un gruppo di meno 5/10 aziende, che succederebbe se un unico proprietario ne possedesse diverse in settori distinti?
Per fare un’analisi del genere ci vuole molta piu’ esperienza e molti piu’ dati di quanti io non possa avere, visto che non è proprio facile capire chi controlla cosa sistemi di scatole cinesi piuttosto contorti. Solo con le informazioni reperibili dai siti delle aziende stesse però già si possono trarre diverse informazioni. Ci sono:
Conclusioni
Insomma, prima avevo il forte dubbio che il mercato dei media in Italia fosse in mano a pochi attori, che controllano le informazioni di cui noi entriamo in possesso. Adesso ne sono sicuro.
Ogni settore è in mano a pochi nomi, quando va bene 5 editori si spartiscono il 50% del mercato, quando va male, in 2 si spartiscono l’84%. Esistono grandi gruppi che controllano televisioni, radio, giornali e case editrici, e che quindi possono tentare di controllare tutte le informazioni che gli utenti ricevono. Inoltre si verifica quella situazione che Rifkin descrive nel suo libro, cioè che in settori diversi gli stessi operatori hanno posizioni diverse. Fininvest è uno dei dominatori del settore televisivo, ma è piu’ debole in quello radiofonico, le parti sono invertite con il gruppo Espresso, che possiede radio DeeJay (seconda radio più ascoltata d’italia) ma è in fondo alla classifica della TV con All Music. Una situazione del genere disincentiva la competizione, perchè ogni mossa in un settore in cui si è dominante la si paga in un altro settore in cui si è meno forti. Inoltre, perchè aziende che sono parthner commerciali in un settore dovrebbeor farsi concorrenza in un altro?
In definitiva, l’impressione era giustificata ed è vero che in Italia la produzione culturale di cui usufruiamo è in mano a pochi gruppi che decidono cosa è più facile trovare sul mercato e condizionano i nostri gusti.




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