Leonardo Maccari

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Sono ingegnere informatico, dottore di ricerca all'università di Firenze nel dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni. Per lavoro quindi mi occupo di tecnologie, in particolare di sicurezza delle reti, per interesse mi piace sconfinare negli aspetti sociali legati al copyright ed al software libero. Qui trovate qualche informazione in più, qui alcune presentazioni che ho fatto ultimamente.

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L’equo compenso

Le parti in causa

La partita dell’equo compenso si svolge con tre contendenti, da una parte la SIAE, che come sappiamo rappresenta gli interessi dei detentori di diritti, dall’altra i produttori di supporti (CD, DVD ecc..) che difende il proprio fatturato, e, nel mezzo l’utente che deve comprare supporti vergini e opere d’autore.

Per semplicità, parliamo solo di musica, ma tutti concetti sono riproducibili per qualsiasi opera d’ingegno (film, libri, programmi…) che si possono copiare.

Di cosa si tratta:

La legge italiana cosi’ come di altri stati europei (non tutti) prevede che l’utente possa produrre una copia personale del disco comprato, non cedibile, da utilizzare in caso in cui la copia originale sia persa o distrutta. Non si parla di un vero proprio “diritto”, per dirla con le parole della SIAE stessa “un’eccezione al diritto esclusivo di riproduzione spettante ad autori, artisti e produttori”.

Per questa deroga la SIAE esige un compenso e tale compenso è rappresentato da un sovrapprezzo sul costo di tutti i supporti vergini (CD, DVD, videocassette ecc..) e su tutti gli apparati per la copia di supporti (ad es. masterizzatori). Nella legge che introduce questo compenso non viene mai fatto riferimento alla pirateria, ma di un generico compenso dovuto agli autori (e agli altri soggetti coinvolti) per la possibilità di eseguire copie private. L’interpretazione della legge però è intuitiva: visto che non si può impedire agli utenti di riprodurre copie delle opere che hanno comprato, si sta aprendo la strada alla possibilità che gli utenti copino e ridistribuiscano tali opere, è quindi giusto rimborsare gli iscritti SIAE per quegli introiti che non percepiranno (la pensano cosi’ anche all’ASMI, associazione supporti multimediali italiana, per bocca del suo presidente).

Il compenso viene detto “equo”, perchè nell’impossibilità di distinguere un CD che verrà utilizzato per copiare un’opera protetta da uno che verrà usato per fare un backup di dati privati, si pone un imposta su tutti i supporti mediata in modo che la distribuzione del carico risulti “equa”. Non si tratta quindi di una tassa, visto che lo stato non incassa niente, ma viene girato tutto alla SIAE. Che fine fanno questi soldi? vengono ripartiti al netto delle spese ad autori, produttori interpreti ecc.. Per i dettagli si veda l’articolo 9 del ddl 9 aprile 2003,n68.

Di quanti soldi si tratta?

L’equo compenso c’è sempre stato, lo si pagava sui nastri e sui VHS prima del 2003, ma il recepimento della direttiva EUCD ne incrementa il valore. Sull’entità dell’incremento si accende la discussione, per fare un esempio, preso dalle tabelle pubblicate dal sito dirittodautore.it e riferite ad un comunicato dell’ ASMI, il compenso su un CD da 650Mb passa da 0,0104 euro a 0,84 euro, con un incremento dell’8000%. L’incremento non è facile da calcolare, perchè il compenso varia a seconda del tipo di supporto e della dimensione, nell’intervista citata in seguito, il presidente dell’ASMI dice che si pagano 0.29 euro e 0.58 euro per un CD e un DVD, a cui va aggiunta l’IVA. Secondo i dati pubblicati dalla stess ASMI, nel 2004 si vendevano circa 132 milioni di CD e 34 milioni di DVD, fanno un totale di una 60ina di milioni di euro, a cui va aggiunto il compenso dovuto per apparati di riproduzione digitale tutti ripartiti ad autori/produttori/interpreti al netto delle spese (cioe’ della quota che la SIAE trattiene per le spese di gestione dell’operazione). Nell’intervista citata si parla di 73 milioni di euro, che la SIAE incassa ogni anno. Facendo due conti è ben più del calo annuale del fatturato per il mercato della musica, pubblicato ogni anno dalla FIMI. Anche per questo motivo chi sostiene l’equo compenso evita di metterlo in relazione con la pirateria, per evitare che venga interpretato come un risarcimento che legittimi le violazioni di copyright.

– L’opinione degli interessati:

Il giornale La Stampa ha intervistato in sequenza tutti gli interessati alla vicenda (qui, e qui). Le posizioni sono riassumibili semplicemente: l’ASMI pensa che l’equo compenso sia troppo alto rispetto al resto d’Europa, con drammatiche conseguenze (imprese italiane che chiudono ed una sempre maggiore tendenza dei negozianti ad evadere le regole comprando prodotti all’estero, il che spiega perche’ molti negozi hanno CD a prezzi inferiori del compenso stesso), il pensiero della SIAE è riassunto in questa domanda, con risposta del suo presidente:
Cosa pensa della proposta di tassare anche gli abbonamenti a internet, partendo dal presupposto che sul web viaggiano comunque materiali protetti da copyright?
«Ci stiamo studiando, la nostra vocazione è far pagare più soldi possibile, siamo valutando tutti i mezzi per incassare di più, ma dobbiamo anche pensare alla cultura, quindi vogliamo lasciare degli spazi di movimento [...]»

Nel 2004 l’ASMI, insieme ad altre associazioni di categoria ha fatto causa alla SIAE, sostenendo l’incostituzionalità dell’ “equo compenso”.

DRM

Nella normativa EUCD è contenuta una contraddizione palese, da una parte si concede agli utenti il diritto di produrre una copia privata, dall’altra si concede ai produttori la possibilità di inserire nei loro supporti delle misure che impediscano la copia, anche privata. E’ quanto mette in luce altroconsumo, che 2006 ha diffidato alcune Major a mettere in commercio CD con protezioni anticopia.

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