Leonardo Maccari

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Sono ingegnere informatico, dottore di ricerca all'università di Firenze nel dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni. Per lavoro quindi mi occupo di tecnologie, in particolare di sicurezza delle reti, per interesse mi piace sconfinare negli aspetti sociali legati al copyright ed al software libero. Qui trovate qualche informazione in più, qui alcune presentazioni che ho fatto ultimamente.

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Enrico Grazzini: L’economia della conoscenza oltre il capitalismo

Qquesto libro è fatto di tre sezioni differenti, la prima è incentrata sulla produzione della conoscenza nel mercato capitalista.  C’e’ una descrizione dettagliata di come funzionano gli ambienti dell’università, dei centri di ricerca e delle aziende hi-tech. Ci sono alcuni dati interessanti sulla distribuzione dei finanziamenti alla ricerca nel mondo, che dicono che le nostre economie sono in ritardo rispetto ai modelli statunitensi e delle economie emergenti (leggi Cina). Lavorando nella ricerca non sono numeri che mi stupiscono, ci sono immerso ogni giorno, sicuramente per qualcuno meno avvezzo possono essere un buon punto di partenza.
Di questa parte però due elementi sinceramente mi hanno lasciato un po’ sorpreso. Il primo è che in diversi punti si sostiene che nel contesto americano la maggior parte dei finanziamenti sono privati e solo circa un quarto sono pubblici. Ci sono diverse citazioni a sostegno che non ho avuto modo di guardare, ma da quanto si legge su Against Intellectual Monopoly riguardo la ricerca farmaceutica o su La ricchezza della rete riguardo ai (pochi) proventi derivati dai brevetti mi viene il dubbio che questo mito che negli USA la ricerca è finanziata dal privato sia un po’ esagerato. Sono sicuro di aver letto qualcosa a riguardo, mi riservo di ritrovare una citazione esatta. L’altra cosa che mi ha lasciato un po’ perplesso è dove si spiega il concetto del “winner takes all” ovvero che nel mondo economico dell’immateriale chi arrivo prima prende tutto e non divide con nessuno. A supporto di questa tesi, si dice che c’e’ “un effetto valanga: una rete [...] ha un valore che si incrementa in maniera quadratica rispetto alla sua diffusione”. Ora, è pur vero che l’impressione comune è che nella pratica ogni nicchia di software è dominata da pochi oligopolisti, ma questa cosa del quadrato mi pare un po’ tirata via…
Il capitolo 3 è una lunga tirata che descrive il secondo tema, ovvero il mondo degli knowledge workers, i lavoratori della conoscenza. Da qui devo ammettere di aver perso interesse nel libro, 50 pagine che descrivono i lavoratori della conoscenza a forza di paragrafi di 1 o 2 pagine che trattano in modo superficiale dei temi anche piuttosto eterogenei ha calato il mio livello di attenzione. Forse, il mio essere un knowledge worker mi rende banali cose che altri invece vedono meno chiaramente

In fine terza parte. Descrizione di Internet, web 2.0 free software, open source, Linux, Wikipedia ecc… anche in questo caso non ho avuto grandi spunti. Anzi, alcune cose sono proprio contestabili, soprattutto quando si va sul tecnico:

  • il fatto ad esempio che le frequenze più basse per le telecomunicazioni siano le più preziose è proprio sbagliato. E’ vero che vanno più lontano e attraversano i muri, ma è anche vero che portano meno informazioni, dettaglio che sembra sfuggire completamente all’autore. Non è che oggi le frequenze della televisione analogica vanno a ruba perche’ sono le migliori, sono semplicemente le ultime rimaste che possano essere utilizzate per comunicazioni wireless senza correre il rischio di friggere i piccioni che passano nel mezzo.
  • Allo stesso modo, assegnare le frequenze, che ci piaccia o meno, è l’unico modo che abbiamo trovato per avere dei servizi garantiti. Provate voi a offrire un servizio reliable su WiFi usando i 2.4Ghz delle bande non licenziate: o ci mettete delle belle antenne direzionali (e voglio vedere chi ve le monta e dove) oppure se il vostro vicino di casa accende un access point sullo stesso canale, l’utente medio ci mette una settimana solo per capire perchè ha smesso di funzionare tutto. Poi, che avere frequenze non licenziate sia un bene è indubbio, ma che si possa fare a meno di assegnarle è tutto un altro paio di maniche.
  • In generale in alcuni punti vengono tirate delle conclusioni che vanno prese sulla fiducia…

Insomma, mi aspettavo un libro politico, che traesse spunto da ricerche presenti e approfondisse i temi in chiave progettuale. In fondo al libro vengono fatte 5 proposte, ma sinceramente non mi hanno impressionato.

Se volete avere un’introduzione ad un tema come questo ammesso che non lo conoscete allora può essere un buon libro per voi, ma se avete letto almeno un paio di quelli di cui ho parlato in questo blog, forse non è il caso. E’ comunque un tentativo da parte di un analista di fare un discorso politico su un tema che viene sempre trattato in modo tecnico o comunque molto distaccato. Visto che in Italia non ce ne sono tanti di questi tentativi, anche se un po’ approssimativo gliene va comunque reso atto.

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