Leonardo Maccari

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Sono ingegnere informatico, dottorando all'università di Firenze nel dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni. Per lavoro quindi mi occupo di tecnologie, in particolare di sicurezza delle reti, per interesse mi piace sconfinare negli aspetti sociali legati al copyright ed al software libero. Qui trovate qualche informazione in più, qui alcune presentazioni che ho fatto ultimamente.

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Giovanni Ziccardi: Libertà di software e di cultura

Il libro

Giovanni Ziccardi ha curato l’introduzione del libro “Cultura Libera” di Lawrence Lessig e in questo volumetto introduce in modo molto accessibile molti concetti utili a chi non ha mai affrontato questi temi. Non solo, riesce anche a riportare diversi episodi in cui emergono i lati più distorti dell’applicazione cieca delle leggi a protezione del copyright, quali il DMCA. Cito solo qualche passaggio interessante dei tanti temi sollevati nel libro, che consiglio caldamente a chi vuole farsi un’idea sul rapporto tra Copyright e cultura, collegando il software libero, la censura, il trusted computing ed altri attori principali.

– Internet è differente.

La corte suprema statunitense ha dichiarato incostituzionale il Communications Decency Act (CDA), firmato da Clinton nel 1995. In breve, prevedeva che si potesse considerare illegale mostrare a minori, con qualsiasi modalità di comuicazione, la raffigurazione o descrizione di attività sessuali, indipendentemente dal fatto che fosse il minore ad attivare o richiedere la comunicazione. Era un chiaro tentativo di mettere una forma arbitraria di censura su Internet. La corte suprema ha dichiarato la legge incostituzionale, sostenendo che avrebbe colpito in modo irreparabile la libertà di espressione su Internet, e che tale libertà è il fondamento della “forma di comunicazione di massa più partecipativa che sia stata finora realizzata”. E’ un passaggio importante per sostenere che Internet è differente, e che le categorie che si applicano al di fuori di Internet (come quella delicatissima della tutela dei minori) non si possono “ricopiare” e applicare così come sono, o si rischia di strozzare uno degli strumenti più rivoluzionari che abbiamo.

– Casi eccellenti

Nel libro si descrivono diversi casi in cui le stringenti leggi americane sul copyright (il DMCA in particolare, che troviamo ricopiato anche nella direttiva europea EUCD) abbiano prodotto delle distorsioni che appaiono terribili al senso comune. Vengono spiegati i casi di Felten, Sklyarov, del DeCSS, ma mi è rimasto impresso quello di Cyber Patrol (CP). CP è un programma sviluppato da Mattel che permette di filtrare siti con contenuti “indesiderati”. Si collega ad un database che indicizza molti siti e ne censura quelli che considera inadatti, a seconda di parametri arbitrari. Non si può parlare di una forma di vera censura ( non c’è nessuna forma di controllo imposto dall’alto, il programma va scaricato ed installato dall’amministratore di un sistema), la cosa forse più antipatica è che il programma non avverte quando vieta l’accesso ad alcuni siti. Due sviluppatori hanno realizzato un programma, CPHack, che avverte l’utente quando la sua navigazione risulta filtrata. La cosa ovviamente non piace a Mattel, che decide di usare tutti gli strumenti del caso: prima usa CP per bloccare i siti che forniscono CPHack, poi, visto che il programma è rilasciato con licenza GPL e si moltiplicava ovunque, decide di portare in tribunale gli autori. La storia finisce così: i due programmatori negoziano la caduta delle accuse con la cessione dei diritti su CPHack a Mattel stessa, che diventa proprietaria del software. Inoltre, il giudice ordina che tutte le copie GPL di CPHack vengano rimosse, basandosi sulla clausola del DMCA che proibisce la produzione di strumenti per l’aggiramento di misure tecnologiche che a loro volta proteggono programmi protetti da copyright.

Alla fine non è stato dimostrato che CPHack violasse alcun copyright, ma aggirava le tecniche di protezione, e per questo era illegale. Un esempio interessante di come le leggi sul copyright vengano utilizzate per censurare comportamenti difformi da quelli voluti, anche in assenza di violazioni vere e proprie.

– La neutralità della rete

Infine, una interessante spiegazione, basata sulle opinioni di Lawrence Lessig, sul perchè la neutralità della rete sia importante e come l’open source sia una garanzia di tale neutralità. Alla base di questa caratteristica stanno alcuni elementi, ad esempio che la rete sia sempre basata su protocolli end-to-end, che non permettono il filtraggio intermedio ma solo a destinazione, e, ancora più importante, l’osservazione che sulla rete il codice è più forte della legge, e quindi il codice deve essere il più possibile libero.

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