La prima parte del libro è la più interessante, Lessig spiega con parole semplici perchè non vuole che suo figlio di 4 anni cresca come un pirata. Socialmente infatti oramai è normale che il comportamento medio di un adolescente sia quello di essere un fuorilegge, di scaricare e condividere qualsiasi cosa. Sono anni che la società prova a cambiare questo trend a forza di bastonate: leggi, processi e condanne che non hanno scoraggiato il fenomeno ed hanno prodotto una generazione di pirati orgogliosi. Normalizzare questa pratica, ovvero legalizzare il p2p, è qualcosa che fa drizzare i capelli in testa a molti e Lessig ci mette tutto un libro per spiegare perchè è giusto farlo.
La scrittura.
A scuola la nostra cultura è misurata sulla conoscenza dei classici che ci insegnano. La nostra originalità viene misurata sulla capacità che abbiamo di commentare quei brani (il tema sui promessi sposi lo abbiamo fatto tutti). Non a caso, negli Stati Uniti come in Italia per citare o commentare un brano non si deve chiedere il permesso a nessuno, perchè citare, commentare, parodiare è qualcosa che si suppone arricchisca la nostra società. Oggi, la scrittura è solo una delle forme che la tecnologia ci mette a disposizione per comunicare e produrre cultura. Nuove forme di produzione culturale sono i video, la musica, la grafica ecc… ma per queste forme il diritto è capovolto: per citare, parodiare o modificare è sempre neccessario un permesso. Quindi i nuovi linguaggi, quelli che sono propri degli adolescenti di oggi hanno le regole capovolte, si possono solo leggere.
RO Vs RW.
Esiste quindi uno scontro tra la cultura read-only e quella read-write, tra quel tipo di produzione culturale che ci viene fornita con un sigillo e quella che possiamo modificare. Il problema oggi è che le leggi proteggono in modo sproporzionato il primo tipo e di conseguenza castrano ogni libertà sul secondo. A questo punto Lessig fa una lunga tirata sul perchè questo atteggiamento non è solo anacronistico culturalmente ma anche nocivo per i nuovi modelli economici. Il web infatti aiuta a produrre dei modelli economici ibridi tra il commerciale ed il comunitario che si basano sull’interazione tra una comunità che produca conoscenza e valore ed un impresa che riesca a monetizzarla senza per questo risultare ostile alla comunità stessa. Youtube, Slashdot, Flickr e molti atri sono esempi in cui la comuntà produce valore e qualcuno ci fa dei soldi eppure la comuntà non si sente sfruttata, perchè evidentemente ne trae un beneficio di qualche tipo sufficiente a pareggiare lo sforzo prodotto. Tutte queste economie si basano sul fatto che l’utente produce, remixa, rinnova e cita contenuti, ma in molti casi questa si rivela essere una pratica illegale. Anche per chi non è interessato ai diritti civili ma solo ai soldi, sapere che il nostro sistema di leggi frena un’attività come Youtube (acquistata da Google per 1,6 miliardi di dollari) può risultare paradossale. Quindi lessig è molto chiaro, esiste una nuova forma di produrre cultura ed una nuova economia correlata che dobbiamo coltivare, mentre le nostre leggi (sia in America che in Europa) sono concentate sul salvare quelle economie basate sul read-only.
L’ultima parte del libro contiene le proposte di modifica alle leggi attuali che secondo Lessig aiuterebbero a migliorare le cose. Dalla depenalizzazione del file-sharing all’introduzione di copyright opt-in invece che opt-out.
In generale l’impressione è che pur essendo un libro ai livelli di Lessig, quindi scritto molto bene e preciso, ci sia meno contenuto innovativo. E’ un po’ meno illuminante delle cose precedenti che ho letto scritte da lui. Ad esempio, avrò letto almeno cinque libri che prendono come esempio di economia della condivisione Wikipedia e GNU/Linux. Probabilmente sono i due casi più eclatanti di produzione del valore e quando devo fare un esempio a qualcuno li uso anche io. Proprio per questo da uno del suo calibro mi aspetterei qualcosa di più. L’impressione è che Lessig abbia perso interesse in questa materia nello scrivere questo libro, per cui la prima parte è molto precisa ben fatta, il finale è una messa in bella di pensieri già sentiti.
Le ultime pagine poi, in cui tira in ballo la i governi e la politica mi sono sembrati un tentativo un po’ maldstro di fare ponte verso il suo nuovo interesse.
In conclusione, vale sempre la pena leggere Lessig e nella prima parte del libro si mettono in charo dei concetti che ronzano nella testa di tutti ma che pochi sanno tradurre così bene. La seconda parte poteva essere un po’ più spinta, nel senso che poteva spingere la sintesi verso qualche argomento più originale.




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