Leonardo Maccari

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Sono ingegnere informatico, dottore di ricerca all'università di Firenze nel dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni. Per lavoro quindi mi occupo di tecnologie, in particolare di sicurezza delle reti, per interesse mi piace sconfinare negli aspetti sociali legati al copyright ed al software libero. Qui trovate qualche informazione in più, qui alcune presentazioni che ho fatto ultimamente.

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Manuel Castells – Galassia Internet

Le due parti che ho trovato più interessanti di questo libro sono la prima, in cui viene descritta la genesi di Internet attraverso quali forze la hanno fondata, e la parte centrale che è più politica.

La descrizione del contesto in cui nasce Internet è uno dei pezzi più illuminanti che ho letto nei vari saggi su questo tema. Spiega in modo razionale chi ne sono i fondatori: le persone, i movimenti e le motivazioni che avevano nel momento in cui hanno creato la rete. Da li si capisce meglio perchè Internet è come la conosciamo. Secondo castells infatti Internet nasce per iniziativa di un gruppo eterogeneo di persone che l’hanno progettata, finanziata, arricchita culturalmente e poi resa un mercato florido. I padri di internet fondono aspetti variegati ed estremi: il denaro, l’approccio terribilmente efficiente e pragmatico di progetti militari di chi in principio ha voluto uno strumento innovativo, l’attitudine libertaria che viene dalla ricerca universitaria, l’attivismo di quelle persone che per prime hanno visto la rete come uno strumento in cui far fiorire i loro progetti sociali e politici, infine gli imprenditori più innovativi che hanno colto fin da subito il potenziale immenso di produzione di valore che Internet possiede.

Questo strano minestrone ha creato protocolli indistruttibili ma incontrollabili, scambi culturali elevati alla comunicazione globale e tanti soldi.

Tutto questo guidato da una mano invisibile che si concretizza, a mio modo di vedere, nell’open source. E’ un’affermazione forte ma per niente casuale. Smith pensava che il libero mercato avrebbe prodotto benessere, pur senza nessun controllo sociale che lo guidava, che il mercato si regola da solo attraverso una mano invisibile che incoraggia le attività utili e annulla quelle inutili, col risultato finale del progresso. Oggi su Internet assitiamo ad una realizzazione di qualcosa di simile, a delle logiche di selezione dei contenuti, degli strumenti informatici e dei modi di comunicare che fa emergere quelli che che funzionano meglio in un mondo di pari, in cui la mia iniziativa non è a priori svantaggiata rispetto ad altre. L’open source è l’incarnazione di questo, è un modo di portare avanti progetti in cui la credibilità si costruisce attraverso la competenza, i progetti funzionano quando sono utili ed attraggono cervelli e mani. Oggi mi viene da chiedermi quanto tempo dovrà passare prima che questo modello efficiente e funzionale possa essere esportato all’esterno della rete, nella politica ad esempio. Non è un vaneggiare, Castells ci spiega come gli strumenti di comunicazione abbiano cambiato l’impresa, che ha dovuto arretrare rispetto ad alcune delle strutture piramidali, impositive e violente che aveva assunto nel secolo scorso. Come dice Castells il network è l’impresa e le imprese che sono sporavvissute alla crisi del 2000 (esattamente nel momento in cui il libro veniva scritto) ci sono riuscite perchè hanno messo in rete le loro organizzazioni ed hanno intensificato il contatto con i propri clienti ed utenti. Quando qualcuno ha iniziato a vivere del loro feedback, tutti gli altri hanno dovuto adeguarsi. Non è un caso che l’azienda simbolo dell’economia di Internet, Google, è nata dalle ceneri della crisi imponendosi semplicemente perchè faceva a quel tempo (e spesso anche oggi) le cose meglio degli altri. E’ vero che l’impresa sopravvive se è efficiente, quindi c’e’ da aspettarsi che faccia meno resistenza all’innovazione, rispetto ad altri campi. E’ anche vero che la politica o insegue questo cambiamento o muore del tutto.

La ricerca dell’efficienza genera cuspidi di eccellenza ma rende l’attenzione delle persone focalizzata solo su quello che gli interessa. C’e’ un concetto illuminante in questo ambito che si insegna in informatica ed è quello dei minimi locali. Immaginate di essere in un punto a caso nel deserto e di cercare il punto in cui il livello del terreno è più basso. La logica che viene più facile è quella d iseguire sempre la direzione in discesa, fino a quando non arrivate in un punto in cui non potete far altro che salire. Siete in una buca e per voi quello è il punto più basso. Non avete idea se scavalcando la duna che avete davanti potreste arrivare ad una buca più profonda, avete trovato un minimo locale che può non essere il minimo in assoluto. Oggi l’informazione che cerchiamo segue una logica simile, scegliamo di ricevere informazioni dai siti che ci rappresentano di più, usiamo i raccoglitori di notizie e selezioniamo i TAG che ci interessano, nelle comunità online ci arrivano messaggi da parte di persone che abbiamo riconosciuto essere simili a noi per i loro gusti musicali, per quel che dicono in un blog ecc.. Nei progetti open source guadagnamo la fiducia degli altri perchè siamo bravi nel loro stesso campo. Finiamo per rimanere incastrati in un minimo locale, magari pensando the quell’insieme di forum, amici, siti ed aggregatori sia la cosa che più ci piace. Certo, in quel settore abbiamo raggiunto il massimo ma non sappiamo se scavalcando la collina potremmo trovare qualcosa che magari ci interessa di più. Questa logica le relazioni personali generalmente la scardina, il nostro collega di lavoro, di studi o di palestra non lo scegliamo noi e può sempre invitarci a cena finendo per farci vedere qualcosa che non ci aspettavamo, mentre i fan della musica elettronica di tutto il mondo si riuniscono in un newsgroup o in un forum per parlare di musica elettronica.

Questo genera nuove socialità e mette in difficoltà quelle vecchie. Come può un partito rappresentare persone che hanno esperienze di vita così difformi ed eterogenee? come può un sindacato rappresentare lavoratori che fanno dell’individualità e del rinnovamento il loro valore (mi riferisco a chi lavorando con Intenet deve cambiare obiettivo e modi di lavoro ogni anno)? E’ molto più facile ad oggi ritrovarsi per aderire ad un appello o per riconoscere un torto comune, ma siamo ancora molto lontani dal rendere pratiche le nostre istanze, visto che il sistema che ci regola funziona su meccanismi molto diversi da questi.

Finisco citando una parte che merita una riflessione perchè motiva i nostri impegni sociali. Secondo Castells i governi non sono sostenitori della libertà individuale perchè fanno del controllo il loro potere maggiore, ma allo stesso tempo non siamo stati in grado di trovare un modo migliore di uno stato per evitare una tirannia. Su internet la logica si ripete, da una parte la democrazia vive di scambio di informazioni, genera gli anticorpi alla tirannia e cerca di difendere gli strumenti di comunicazione libera, dall’altra i poteri forti cercano di imbavagliare per quanto possibile le voci alternative. Oggi è il momento del disarmo, è necessario che la repressione della libertà online ceda il passo e si riconosca il valore sociale della circolazione di informazioni, ma è anche ovvio che la prima mossa spetta a chi detiene il potere, i governi. Spetta evidentemente a noi, con la nostra partecipazione attiva (e non mi riferisco ai gruppi su facebook) il compito di costringerli verso questo inizio.

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